Il mio primo giorno da “volontario”

Mercoledì scorso, alle 10:55 del mattino, sono uscito di casa per percorrere i 500 metri che mi separano dal Friends Centre, la “charity” (ovvero ente senza scopo di lucro) dove mi sono proposto per fare del volontariato. Al Friends Centre offrono corsi e consulenze di varia natura alla popolazione adulta di Brighton. Le loro attività sono in parte gratuite, in parte a pagamento, ma in ogni caso ricevono dei finanziamenti pubblici.

Ora però è necessario un piccolo passo indietro… Come ci sono arrivato, al Friends Centre? Facile! Li avevo contattati dall’Italia l’anno scorso perché, capitato più o meno per caso sul loro sito, ho scoperto che offrivano corsi di francese (compreso un “French Film Club”), ma non di italiano. Allora ho pensato: “Perché i francesi sì e noi no?”, e ho mandato una mail a Helen, la responsabile della Adult Education. La quale Helen, molto gentilmente, mi ha risposto che ci avrebbe pensato, in vista dei nuovi corsi per la primavera-estate 2012. Dopo un paio di mesi mi ha riscritto, dicendomi che aveva valutato l’andamento degli iscritti ai corsi di lingua degli ultimi semestri, e c’era stato un discreto calo, quindi non se la sentiva di inserire un nuovo corso. Magari si poteva valutare per l’autunno-inverno…

Fatto sta che, appena arrivato a Brighton, mi sono presentato al Friends Centre e mi sono procurato un appuntamento con Helen, dal quale è scaturita la mia disponibililtà a fare del volontariato lì, anche per capire come funziona dall’interno un’istituzione di quel tipo in Inghilterra.

Bisogna dire che qui anche per fare il volontario bisogna sudare! Mi hanno consegnato un modulo di 4 fogli da compilare con tutti i miei dati anagrafici, perché volevo fare il volontario lì, cosa sapevo fare, che disponibilità potevo garantire ecc. Consegno ‘sto benedetto modulo, e mi dicono che mi chiamerà Graham, il responsabile dei volontari (!). Aspetto qualche giorno, con l’ansia come se aspettassi la risposta per un lavoro vero, e finalmente Graham chiama, invitandomi a un colloquio. Vado al colloquio, e gli faccio presente che mi piacerebbe molto assistere qualche docente durante le lezioni. Mi risponde che ci sarebbe necessità per le lezioni di “Literacy” (dove insegnano agli inglesi a migliorare il loro inglese), ma dopo avermi sentito parlare per un po’ decide che il mio inglese non è abbastanza buono per dare dei consigli a dei madrelingua, per quanto poco istruiti (e vorrei vedere!).

Insomma, finisce che mi chiede di dargli una mano col lavoro di ufficio: pure e semplici scartoffie, per capirci… A me va bene lo stesso, figuriamoci: l’importante è mettere un piede dentro la macchina dell’Adult Education, possibilmente senza fracassarselo. Stabiliamo di vederci per 2-3 ore il mercoledì, ed eccoci quindi a mercoledì scorso…

Quando mi presento alla reception dicendo che sono un nuovo volontario alle dipendenze di Graham, per prima cosa mi affibbiano una tipa che mi porta a fare il giro dell’edificio per mostrarmi… gli estintori e le uscite di sicurezza! Dopodiché mi porta negli uffici dello staff, e lì ritrovo Graham, che mi presenta a un paio di colleghe, una delle quali mi chiede subito se voglio qualcosa da bere. “An americano, please. Thank you”, è la mia affabile risposta (“americano” è il modo in cui qui chiamano il classico caffè lungo).

Bene! Con una bella tazza di ciofeca in mano, seduto alla mia scrivania personale, davanti al pc acceso e con i dati per il login all’intranet a disposizione, sono pronto a cominciare il mio impegno gratuito per la comunità di Brighton. Il primo, importante incarico che mi viene assegnato è quello di imbustare dei moduli che gli studenti dei vari corsi dovranno poi compilare e riconsegnare. Si tratta, mi spiega Graham, di una valutazione del servizio offerto dal Friends Centre. Questi moduli verranno poi inviati ai finanziatori pubblici i quali, in base al tenore delle risposte, decideranno se e quanto vale la pena continuare a finanziare il centro…

Affinando la tecnica minuto dopo minuto, riesco a completare l’opera in un’ora, un tempo che ai miei colleghi sembra brevissimo, tanto che si scambiano occhiate compiaciute e mi mostrano il loro apprezzamento. Per premiarmi, Graham mi affida subito un compito più complesso: trascrivere in un file Word le risposte (scritte a mano) a un questionario relativo a un seminario sulla “Mental Health Awareness”, ovvero: “Quanto ne sapete della gente con disturbi psichici?”. Il seminario, tenuto dagli esperti di un’altra associazione (!), era rivolto agli stessi operatori del Friends Centre…

Insomma, come avrete già capito da queste poche righe, per noi italiani la vita qui può essere un incubo! Si vive in uno stato di “valutazione permanente”: si valuta e si viene valutati ad ogni passo della nostra esperienza pubblica (e chissà che uno schema simile non valga anche nel privato).

Scadute le tre ore e salutati i colleghi (che pronunciano benissimo il mio nome perché abituati per anni a sentir parlare di Gianfranco Zola), me n’esco carico di meraviglia. Osservo le persone che incrocio per strada tornando a casa, e mi chiedo se in quel momento della loro vita siano più dalla parte dei valutatori o dei valutati, di quelli che danno o che ricevono giudizi. Difficile davvero, faccio fatica a capirlo anche per me…

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