La mia città, e il gusto per la satira…

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Alcuni dei miei amici italiani che vivono qui ogni tanto me lo dicono: “Se t’interessa la politica, lascia perdere l’Italia, e comincia a occuparti di quella inglese”. E, inevitabile corollario: “Non leggere Repubblica e Il Fatto, leggi il Guardian!”.

Di sicuro non smetterò tanto presto di leggere giornali italiani, e ancora più lentamente mi deciderò a leggere quelli inglesi. Più che le vicende nazionali, però (piano piano sto uscendo da quel tunnel), mi appassionano ancora quelle della mia città di origine, Salerno.

Riflettevo recentemente sul fatto che il concetto di “amore” per la propria città è abbastanza simile a quello per i propri genitori, i quali ci sono “capitati”, come noi figli siamo “capitati” a loro. Non c’è una scelta, ma non c’è neanche modo di cancellare questa realtà. Possiamo “cancellare” una donna o un uomo che abbiamo amato, ma resteremo sempre figli di quei genitori, e saremo sempre nati e cresciuti in quella città. Per evitare ambiguità, allora, parlerei di “legame inscindibile”: ci siamo nutriti (e in molti ci nutriamo ancora) di certi luoghi, e un banale toponimo può suscitare reazioni impensate.

Ricordo un uomo che sentii dire al telefonino: «Sto a piazza Portanova», e a me che incrociavo per caso le sue parole, quel nome (unico legame che mi sembrò di avere con lui) continuò a risuonare in testa (io che a piazza Portanova praticamente c’ero nato), facendomi percepire il fantasma della Storia, la condivisione inter-temporale di un sapere (in quell’attimo ero diventato tutte le persone che in quella piazza sono passate o l’hanno sentita nominare).

Insomma, ci sentiamo veramente “a casa” solo lì, in mezzo a persone che parlano il nostro stesso dialetto, anche se conosciamo luoghi più belli e migliori, anche se quello che vediamo ci risulta intollerabile, ed è anzi il motivo che ci ha spinti lontano. Anche quella rabbia, quella delusione, quella disperazione sono uniche, si sono sviluppate dentro di noi quasi senza che ce ne accorgessimo; sono materne nel senso in cui è materna una lingua.

Questo attaccamento, nel mio caso, si esprime con la mia partecipazione al gruppo Facebook “Figli delle Chiancarelle” (l’origine del nome la trovate, se volete, nelle info del gruppo). I FdC si sono guadagnati, in un anno e mezzo di attività, un ruolo di controllo e di opposizione al sindaco Vincenzo De Luca (ora anche viceministro alle Infrastrutture!) e al suo ventennale sistema di potere; un ruolo al quale, per motivi che non è il caso di spiegare qui (eppure facilmente intuibili), si sono sostanzialmente sottratti sia il consiglio comunale, sia gli organi di stampa tradizionali.

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Il Barbababbà

Se per lungo tempo i miei contributi sono stati soltanto verbali, ho scoperto, alcuni mesi fa, un’improvvisa e folgorante passione per la grafica. Ho cominciato con un’idea semplice, realizzata con Paint, un elementare software di grafica preinstallato sul mio pc: il Barbababbà, un pupazzo a metà fra un Barbapapà e un babbà (la doppia “b” è normale nell’uso dialettale). Il contesto è il seguente: ogni anno, in occasione del Natale, a Salerno si tiene un evento chiamato “Luci d’Artista”: già a settembre (!) vengono montate, in diverse zone della città, delle luminarie impropriamente definite “d’Artista”, trattandosi di banali articoli di catalogo. In particolare, la Villa Comunale, ribattezzata pomposamente per l’occasione “Il Giardino Incantato”, viene riempita con orrendi pupazzi luminosi. Ispirato da quegli obbrobri, ho immaginato che per l’edizione 2013 l’attrazione principale sarebbe stata, appunto, il Barbababbà.

Per rendere più chiaro l’intento satirico, è necessario spiegare che in Campania la parola “babbà”, oltre a indicare il noto dolce, ha anche un uso figurato, principalmente nell’espressione “fare un babbà”, col significato di “fare un accordo illecito/sottobanco”. Un classico esempio di babbà messo in atto da un Ente pubblico è un bando “pilotato” per garantire la vittoria a una ditta amica. Insomma, dire che il protagonista del Giardino Incantato 2013 sarà un Barbababbà significa, da un lato, sbertucciare l’orrido gusto dei nostri amministratori, dall’altro suggerire che l’intera operazione “Luci d’Artista” (dal costo spropositato di tre milioni di euro, tutti gravanti sui cittadini salernitani) non sia altro che un gigantesco caso di malaffare o, nel migliore dei casi, di pessima amministrazione.

In seguito all’apprezzamento dei FdC per questa grafica (qui il link al post sul gruppo) ho cominciato a cimentarmi con altre idee di satira politica, più o meno riuscite. Dal momento che non possiedo alcuna dote da disegnatore, lavoro principalmente sulla base di foto e disegni reperiti sul web, opportunamente modificati, e generalmente accompagnati da testi e/o didascalie.

Il Barbababbà sei mesi (e qualche skill grafica) dopo…

Il Barbababbà sei mesi (e qualche skill grafica) dopo…

La qualità tecnica (e quindi la libertà inventiva) è migliorata molto quando sono passato da Paint a Gimp, e soprattutto quando ho scoperto come usare i livelli (chi ha un minimo di conoscenze di grafica sa di cosa parlo). Se siete curiosi di vedere qualcuno dei miei lavori, li trovate qui, sulla mia pagina Flickr. Non tutti sono comprensibili ai non salernitani, ma in molti casi ho fornito qualche spiegazione nella descrizione.

Certo, è difficile valutare l’utilità di questo mio impegno nella vita pubblica della mia città (direi che è prossima allo zero), ma non mi sono mai posto questo problema. I moventi che mi spingono prescindono dall’efficacia: sono il piacere e il divertimento che quest’attività mi dà, e il gusto della sfida che ogni volta mi prende nel percorso dall’idea iniziale alla realizzazione finale, spesso costellato di difficoltà tecniche e/o improvvise intuizioni che generano inattese, sorprendenti varianti.

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4 responses to “La mia città, e il gusto per la satira…

  1. Ciao Gianfry,
    Complimeti, sei davvero bravo! Te lo dice uno che non saprebbe neanche da dove inziare…:) I miei preferiti? “L’ombra degli alberi”, “Follow the baba”, “America’s Cuopp” e “Distribuzione delle responsabiità”, sia per quanto concerne la realizzazione sia per quanto riguarda l’aspetto puramente inventivo.

    P.s. I miei complimenti anche per non aver smesso di seguire le vicende di questo Paese. Mi dispiace sentire questa apatia da parte degli Italiani lì (anche se comprensibilissima), quando proprio da loro (voi) potrebbero venire degli “stimoli” fondamentali per aiutare a cambiare la situazione qui…(anche ragionando in termini strettamente “cittadini” come fai tu).
    Keep up the good work!
    A presto. 🙂

    • Ciao Matteo!
      Grazie per i complimenti 🙂
      Qualche piccola osservazione:
      1. Sei mesi fa neanch’io sapevo da dove cominciare, e infatti il primo barbababbà è veramente molto “amatoriale”. Poi un po’ di passione e un po’ di testardaggine, e qualche progresso è venuto, sempre da autodidatta (ma non mi dispiacerebbe seguire un corso, prima o poi).
      2. Le grafiche che hai citato sono anche tra le mie preferite: la mia soddisfazione più grande è quando riesco ad ottenere il massimo risultato nella maniera più semplice e immediata possibile. A proposito, sto per pubblicare un “Generatore automatico di infrastrutture” 😉
      3. Sul rapporto con l’Italia e la mia città… Il mio “ripiegamento” su Salerno è dovuto forse al fatto che davvero provo un senso di impotenza nel cambiare le cose in Italia. Lo schifo a cui stiamo assistendo dalle ultime elezioni in qua mi ha dato la botta finale. Forse Salerno ha una dimensione tale che si ha ancora l’illusione di poter in qualche modo incidere, o comunque far parte di un gruppo di persone in grado di farlo. E si sa che le illusioni aiutano a vivere meglio 🙂
      Un caro saluto e a presto,
      G.

  2. Pingback: Journalist from a distance… | B R I G H T A L I A N·

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