Il racconto della battaglia

parete del GPQuesta parete si trova nello studio del mio GP (medico di base). Tre fili paralleli da cui pendono targhette di vari colori sulle quali chiunque può scrivere una frase. Un’idea piacevole, ma da quel po’ che ho letto prevale il buonismo (del tipo “Vorrei che i bambini non morissero” o “Gioia!”). Mentre aspettavo il mio turno pensavo che se avessi una casa decente, con una bella parete libera, potrei fare anch’io una cosa del genere: buttare giù un piccolo pensiero, un appunto, e poi un altro, uno al giorno o uno alla settimana, come capita, e spostarli avanti e indietro e tra un filo e l’altro, e pian piano intuire una storia e il suo sviluppo, e su ogni filo far muovere un personaggio, e all’occorrenza aggiungere altri fili. Poi ho pensato che questa composizione assomiglia tantissimo ai fili per stendere i panni e alle mollette di plastica colorate. Da bambino spesso le muovevo e le spostavo come due eserciti sul campo di battaglia. Era quella l’unica storia che mi raccontavo, e tutti erano crudeli e volevano ammazzare i nemici, e fra i vari personaggi non c’era nessun medico di base che si prendesse cura dei feriti, così li buttavo nel cesto insieme ai cadaveri, come in una fossa comune, e li lasciavo morire senza pietà.

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3 responses to “Il racconto della battaglia

  1. Ci giocavo anche io con le mollette appesse alle corde, ma non ero così crudele. No, anzi, pensavo alla gente ed immaginavo che fosse un modernissimo e rivoluzionario mezzo di trasporto! poi, col tempo, mi accorsi che erano tante vetture che potevano muoversi su di un unico binario. Tutti erano costretti ad andare in un verso o nell’altro, ed abbandonai l’invenzione. Qualche volta ci gioco ancora, ma dato che faccio sempre ben attenzione a riporre nel cestino le fragili mollette, un tempo erano di legno e resistenti alle intemperie, ho sostituito alla corda dei panni la linea metro di Salerno!

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