Mammaliturchi!, una lunga storia…

mammaliturchi-romanzo-copertina-mariannaUna quindicina di anni fa lessi una notizia che m’incuriosì molto per il suo alto valore simbolico. In alcune città inglesi e olandesi interi quartieri erano stati abbandonati dai cittadini locali, rimpiazzati nel tempo da immigrati africani o asiatici. Costoro, di religione prevalentemente islamica, avevano bisogno di luoghi di preghiera e di ritrovo. Venendo meno i cristiani, le chiese restavano inutilizzate, e alcune di queste furono trasformate in moschee.

Subito pensai: “Chissà cosa succederebbe se una cosa del genere si verificasse dalle nostre parti,” magari in una cittadina del Cilento, a sud di Salerno. Questo pensiero non mi abbandonava, tanto che cominciai a buttar giù degli appunti, presto condivisi col mio amico Antonio Grambone, direttore della fotografia di origini cilentane, compagno di lunghe discussioni e di un epico sopralluogo esplorativo ad Acciaroli e dintorni (la foto che trovate qui sotto, ad esempio, è stata scattata in quell’occasione nei dintorni di Laureana Cilento. Ci sembrò la location ideale per la chiesa di San Ciro e la casa delle signore Capo).

chiesa-san-ciro-e-casa-signore-capo

Gli appunti divennero piuttosto consistenti e cominciarono a trasformarsi in un soggetto cinematografico e poi in una sceneggiatura, alla quale ha offerto la sua preziosa collaborazione un altro amico, Massimo De Pascale, sceneggiatore, documentarista e autore teatrale.

Più che mettere in scena il contrasto fra due mondi più o meno diversi e contrapposti, m’interessava sviscerare le diverse reazioni suscitate dagli eventi nella comunità cilentana autoctona. Arabi e senegalesi dovevano agire come catalizzatori di contraddizioni e paure che forse avrebbero potuto trovare anche vie diverse da quella religiosa per palesarsi. D’altra parte, il Cilento si trova pericolosamente in bilico fra un passato legato all’agricoltura e alla pesca, e un presente fatto anche di un turismo ancora piuttosto naïf, ben lontano dal glamour internazionale dei più ricchi e sussiegosi “cugini” della Costiera amalfitana.

Oltre allo spunto iniziale, altri due momenti cruciali del racconto hanno un riferimento reale: l’apparizione di un volto sul muro, con i suoi sviluppi e il suo comico epilogo, riprende in maniera molto fedele un episodio accaduto nella provincia di Caserta; la rappresentazione in costume di un antico sbarco saraceno è invece uno spettacolo piuttosto comune sulle coste del Meridione, i cui paesi fanno a gara nel rivendicare invasioni vere o presunte.

A ben pensarci, questo romanzo parla di immagini e del racconto della vita, dalle apparizioni di santi alle foto di matrimoni, ai murales, agli strati d’intonaco, agli affioramenti di altre ideologie e altre civiltà: una continua stratificazione e giustapposizione di passioni, amori, violenze, una continua ribellione delle cose e delle persone contro l’oblio che costantemente le minaccia.

Nel 2004 la sceneggiatura ha ricevuto una menzione al “Premio Solinas”, il più importante del settore. Nel dicembre del 2006 il trattamento (una specie di racconto lungo che nella scrittura cinematografica precede la sceneggiatura) è stato pubblicato dalla rivista torinese Plot. Storie per lo schermo, diretta da Alberto Barbera, a riprova di un interesse non episodico per la storia che avevo creato. il trattamento era accompagnato da alcuni disegni di Marianna Zanetta. Uno, rielaborato da me, è diventata la provvisoria copertina che vedete all’inizio di questo post; l’altro fa riferimento a una delle scene clou del romanzo, quella dei maiali.

scena maiali - Zanetta.jpg

Un giorno, grazie all’interessamento di Alessandro Minisola, Mammaliturchi! è arrivata sulla scrivania di Sergio Pelone, produttore, tra gli altri, di alcuni film di Marco Bellocchio (fra cui L’ora di religione e Buongiorno, notte). Sergio si è innamorato della mia sceneggiatura e ha provato per un anno e mezzo a trovare dei finanziatori che consentissero di realizzare il film. Purtroppo il budget non è stato raggiunto, anche per l’evidente “delicatezza” della trama, e il progetto è stato accantonato.

Nonostante questo insuccesso, ho continuato a pensare di aver scritto una storia che valeva la pena raccontare e così, a febbraio di quest’anno, ho ripreso in mano la sceneggiatura e l’ho risistemata per ricavarne la versione “zero” di un romanzo. Da allora è cominciato un continuo processo di revisione che mi ha portato ad oggi ad avere una sesta versione, che certamente non sarà l’ultima.

Sulla mia pagina Facebook sto pubblicando di tanto in tanto dei brevi estratti;  qui, invece, ho pubblicato l’intero primo capitolo. Se v’interessa, andate pure a dare un’occhiata e, se vi piace, non dimenticate di mettere un like alla pagina!

 

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2 responses to “Mammaliturchi!, una lunga storia…

  1. Molto interessante. Ho letto anche su Scribd: non avevo idea che tu avessi scritto tanto! Complimenti e keep up the good work! I miss our conversations.

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