Major White

Nonostante il nome provocatorio, “Toilet” è un’apprezzata e seguitissima antologia periodica di racconti, disponibile in libreria e in ebook. Il primo numero risale al 2004, e oggi è stato presentato in anteprima al “Book Pride” di Milano il numero 23, che contiene il mio Major White. È la terza volta che la redazione di “Toilet” seleziona un mio racconto, dopo Un’opera di bene sul numero 17 e Il sapore del tozzabancone sul numero 21. Scansendo il codice QR stampato alla fine del racconto, i lettori potranno vedere un breve video nel quale do qualche notizia sull’origine e sui temi principali di Major White.

fotogramma video Major White.jpg

Il protagonista è Nicola, un disoccupato di 36 anni con una pensione di invalidità che si arrangia a dare ripetizioni di latino e greco. Quando al mercato s’imbatte in un paio di meravigliose cuffie Marshall modello “Major White”, Nicola viene completamente assorbito dalla musica, che lo porterà all’isolamento e forse, un giorno, alla rovina. Major White è soprattutto una storia sul potere ambiguo della musica, che lenisce il dolore ma può creare dipendenza e portare una mente fragile a pensare che non serva altro per vivere ed essere felici.

Qui di seguito vi propongo un breve estratto…

 

Abitavano in cima a una stradina ripida, al quinto piano di un palazzone popolare. Quando sentiva il bisogno, Nicola diceva: “Ruzzolo a mare” e usciva. Si sentiva infatti come una cosa, che non per volontà propria, ma per sola forza di gravità discende il pendio per arrestarsi al fondo, e lì trovare pace, come Natura prescrive. Così disse e fece anche quella volta. Ruzzolava giù, e gli pareva che i Pink Floyd lo seguissero a due passi, ruzzolando con lui, e che lo sorreggessero, tanto si sentiva leggero, quasi sospeso a mezz’aria come gli aerei di Peppe. Intorno a lui, anche la strada appariva trasformata…

Le ragazze erano più belle e disponibili. Alcune sembravano sorridergli, in special modo quelle che avevano le cuffie come lui; le sue sorelle, come subito le battezzò.

Quelle irrimediabilmente brutte rifulgevano di tali e tante virtù, che di certo qualcuno le trovava desiderabili.

L’ubriacone e il senzatetto avevano chi si prendeva cura di loro.

I vecchi avevano vissuto una vita piena, le loro rughe erano venerabili e i loro figli li amavano profondamente.

Le coppie corrucciate avrebbero fatto l’amore non appena varcata la soglia di casa.

Il pazzo che bofonchiava mulinando le braccia aveva colto il senso della vita.

I bambini erano destinati a grandi cose. E se pure fossero diventati ubriaconi o senzatetto, qualcuno si sarebbe preso cura di loro.

Quelli malvestiti erano degli amabili eccentrici.

La donna dalla faccia molesta aveva solo avuto una giornata pesante.

I cani al guinzaglio erano liberi, quelli randagi avrebbero trovato un padrone.

Nessuno sarebbe morto.

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